Psicologia Ambientale

La psicologia ambientale (PA), nata tra gli anni ’60 e ‘70 del Novecento negli Stati Uniti, studia il rapporto tra uomo e ambiente. Nello specifico cerca di comprendere come l’ambiente stesso (sia quello fisico che quello naturale) e il design influiscono sulla salute dell’uomo e come quest’ultimo può influenzare a sua volta l’ambiente che gli circonda.

Tra il 1969 e 1981 sono nate due delle principali riviste, che riportano le ricerche più significative in questo ambito di studi, e che ancora oggi sono attive: Enviornment and Behavior (1969) e il Journal of Environmental Psychology (1981).

Gli studi suggeriscono come i luoghi pubblici (parchi, parcheggi, piazze, luoghi di aggregazione, ecc..) oppure edifici di piccole o grandi dimensioni (centri commerciali, ospedali, condomini, ecc..), possono essere considerati più o meno disabilitanti per le persone in base a come sono stati progettati o arredati. In questo caso proviamo a immaginare di trovarci in queste due situazioni: la prima tratta di un’esperienza di disorientamento la seconda, invece, di una barriera architettonica. Può capitare, nella vita di tutti i giorni, di perdersi qualche volta e non trovare la strada giusta o il posto esatto da raggiungere, ad esempio quando si fatica a capire dove ci si trova, quando non si riesce a capire dove abbiamo parcheggiato l’auto, qual è la stanza dedicata all’eventuale visita medica che dobbiamo fare oppure quando non si riesce a trovare l’uscita di un edificio. Ora, se vi è capitato di trovarvi una situazione simile, ricordate come vi siete sentiti? Alcuni di voi avranno ritrovato la propria strada in poco tempo e non ricordano ciò che hanno pensato, mentre altre persone possono aver sperimentato, sia da un punto di vista fisico che psicologico, diverse emozioni e sensazioni, come: paura o stati d’ansia, altri, invece, avranno messo in atto comportamenti che possono essere considerati dal soggetto stesso non adatti alla situazione, come ad esempio: il pianto, l’agitazione motoria, sensazione di non capire più nulla, giramento di testa, batticuore ed altro ancora. Queste reazioni possono essere comprensibili e possono creare emozioni, comportamenti e a volte pensieri o idee che ci portano leggere tale esperienza in modo negativo.

Pensiamo ora a che cosa si può provare davanti ad una barriera architettonica quando si sta camminando per strada e si vuole entrare in un edificio o semplicemente a casa propria. Ovviamente, se la condizione psicofisica di una persona lo permette quest’ultima può trovare una soluzione più o meno semplice e oltrepassare la barriera, ma se la persona si dovesse trovare in una situazione di immobilità (temporanea o permanente) o in altre condizioni di fragilità o disabilità psicofisica, cosa può provare nel non riuscire a interagire con l’ambiente che gli circonda? Quali sono stati emotivi che può provare? Vi è mai capitato di trovarvi in una situazione simile? Se si, quali emozioni avete provato? Come siete intervenuti?

I ricercatori, che si occupano di PA, osservano come le persone interagiscono con l’ambiente e ciò che è emerso fin dalle prime ricerche è che, in base alla condizione psicofisica di partenza del singolo individuo si ha un’interazione diversa con i luoghi in cui ci troviamo. Molti dei nostri processi cognitivi, tra cui la memoria, l’attenzione, la percezione, le emozioni, il linguaggio e le abilità spaziali influenzano il modo di vivere, percepire e sentire l’ambiente.

La letteratura scientifica riporta molti dati e teorie che negli anni hanno trovato applicazione in diverse tipologie di spazi interni o esterni. Tra queste ricordiamo la teoria Art (Attention Restorative Theory) di Kaplan, 1995 (1). L’ autore dimostra come gli spazi verdi e le piante hanno un impatto molto importante sulle persone, in particolare sull’ attenzione.

Altre ricerche mettono in evidenzia l’importanza delle scelte architettoniche nei luoghi di lavoro, di cura e di studio. In molti di questi studi sono state osservate l’importanza della luce e di altri elementi principali per la salute delle persone. Anche la cura degli spazi pubblici è importante. Riqualificare e ridare nuova vita a luoghi trascurati di un paese o di una città, rafforza negli abitanti il senso di appartenenza, di responsabilità e di identità rispetto ad un luogo. La definizione di identità di luogo deriva da Place identity, una teoria formulata alla fine degli anni Settanta dallo psicologo Proshansky. L’identità di luogo è definita come l’insieme delle dimensioni del sé che definiscono l’identità personale dell’individuo in relazione all’ambiente fisico attraverso un modello complesso di idee, sentimenti, valori, obiettivi, preferenze, abilità e tendenze comportamentali, consce e inconsce, che risultano essere rilevanti per un ambiente specifico (Harold M. Proshansky 1978).

Per tutti questi motivi riportati è importante capire e non sottovalutare, per la salute di ogni individuo, come progettare spazi interni ed esterni. Attraverso la Psicologia ambientale si riesce a fornire delle soluzioni di progettazione che vengono costantemente studiate e approvate da una letteratura scientifica.

Ciò che posso fare per te:

  • consulenze e valutazioni ambientali per luoghi di lavoro, residenze o abitazioni per persone con disabilità e fragilità;
  • collaborare nella progettazione di spazi di vita, di lavoro, di cura, d’istruzione o spazi urbani;
  • studi e ricerche di letteratura scientifica.

 

  1. Kaplan, S. (1995). “The restorative benefits of nature: Toward an integrative framework”. Journal of Environmental PsychologyVolume 15, Issue 3, September 1995, Pages 169-182

 

Proshansky, H. M. 1978. “The City and Self-Identity”. Environment and Behavior, Volume 10 (2), June 1978, Pages 147- 169.

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